Bellezze dimenticate

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08 aprile 2017 Il villino del Coghinas

08 aprile 2017
In provincia di Sassari, tra il comune di Oschiri e quello di Tula, immerso dai rovi e dalle radici che sembrano quasi voler fungere da protettori, si intravvede un misterioso edificio: è il cosiddetto “Villino del Coghinas”, situato sul versante roccioso che sovrasta l’omonima diga e, da tempo, finito nel dimenticatoio non solo per le condizioni precarie in cui si trova attualmente ma anche per le difficoltà che si incontrano nel raggiungere il luogo.

Lì, infatti, la natura si è pian piano fatta spazio autonomamente, fuori e dentro la struttura, portando ad una mimetizzazione di quest’ultima quasi irrefrenabile, a dir poco magica, che ha portato l’edificio abbandonato ad avere la parvenza di un perfetto set cinematografico per i film dell’orrore.

In pochi conoscono la storia che si nasconde dietro a quel villino, il perché si trovi in quella posizione isolata e il motivo della sua costruzione, forse proprio perché il tempo trascorso lo ha reso in un certo senso “invisibile”, nascosto a tal punto da far pensare ai più che fosse stato demolito e che non esistesse più.

E forse per questo le domande e le curiosità sono arrivate molto a rilento. A un primo sguardo, potrebbe apparire come una semplice e comune abitazione, abbandonata e finita poi per essere “divorata” dalla vegetazione, ma, in realtà, dietro ad essa si cela un passato ben più importante e complesso.

08 aprile 2017 La miniera di Seddas Moddizzis

08 aprile 2017
A pochi chilometri da Gonnesa, nella zona sud occidentale dell’isola, si trova uno dei tanti siti minerari dismessi della Sardegna: la miniera di Seddas Moddizzis. Essa è situata in un’area di grande interesse ambientale, quella del Sulcis Iglesiente, dove le attività minerarie hanno avuto nel passato una particolare importanza e diffusione.

Per gli amanti dell’archeologia industriale, in effetti, questa è la zona ideale per poter fare un tuffo nel passato e ricordare le proprie origini.

Oggi le miniere sono viste come luoghi magici, quasi surreali, talvolta inquietanti ma ricchi di storia, su cui si è riusciti a costruire, col tempo, un vero e proprio turismo per i più curiosi e appassionati.

Riportare a galla i “ricordi sotterranei”, spesso rievocati da racconti di sofferenze, di fatiche e di lutti delle generazioni passate, ha sempre suscitato un certo fascino nei sardi e, per questo, gran parte dei siti minerari dell’isola sono stati adibiti a centri di diffusione culturale, visitabili attraverso itinerari ben studiati che mettono in luce la bellezza di questi luoghi.

08 aprile 2017 Laveria Lamarmora

08 aprile 2017
Un posto che lascia senza fiato. Una meraviglia per gli occhi. Un panorama suggestivo, tra cielo e mare.

Sono queste le parole che si sentono ripetere più frequentemente quando si scambiano due chiacchiere con chi è stato lì: lo splendido sito in questione è quello della Laveria La Marmora, uno dei complessi minerari più importanti dell’isola, che si trova a breve distanza dal centro abitato di Nebida, nel comune di Iglesias.

Soprannominata da molti come il “colosseo” dell’archeologia mineraria sarda, la laveria del Sulcis sembra un vero e proprio gioiello incastonato all’interno di un paesaggio roccioso incontaminato.

È stata infatti costruita nel 1897 in una posizione molto particolare, su una discesa a strapiombo sul mare, location che contribuisce a rendere ancora più affascinante e spettacolare ciò che i passanti possono scorgere passando da quelle parti.

Proprio grazie alla sua ubicazione, il panorama di cui si gode affacciandosi dagli archi è strepitoso: a pochi metri di distanza si nota infatti la famosissima Pan di Zucchero, e gli isolotti de S’Agusteri e de Il morto.

Per capire però la storia della sua realizzazione bisogna tornare indietro nel tempo di parecchi anni.

08 aprile 2017 Rebeccu, il paese fantasma

08 aprile 2017
Fuori dal caos e lontani da occhi indiscreti, in diverse parti della Sardegna, si nascondono dei piccoli borghi, frazioni o paesi, che, proprio per il loro attuale stato di abbandono, rappresentano oggi una delle mete più intriganti e suggestive da visitare, soprattutto per quegli avventurieri che non hanno paura di addentrarsi nei luoghi più isolati.

Rebeccu, frazione del comune di Bonorva, in provincia di Sassari, ne è un esempio eclatante. La sua storia di abbandono è infatti intrisa di mistero e fascino, tanto da aver suscitato, nel corso degli anni, la curiosità di tantissimi sardi, che si sono documentati sul passato del piccolo paesino e, spesso, si sono lasciati trasportare dalle leggende che aleggiano su di esso.

08 aprile 2017 Tratalias e il vecchio borgo

08 aprile 2017
Nel territorio del Sulcis, a pochi chilometri da San Giovanni Suergiu, vi è un paese che sembra aver vissuto due vite: si tratta di Tratalias, piccolo comune della zona sudoccidentale dell’isola che oggi, in realtà, si divide fisicamente in borgo medievale abbandonato, da un lato, e centro moderno e abitato, dall’altro.

La sua storia parte presumibilmente intorno all’anno Mille, data in cui si pensa possa essere nato il paese (nonostante non siano mai state rinvenute le fonti atte a dimostrarlo); inizialmente fu una modesta borgata sita sulla piana a ridosso della golena del Rio Palmas, a 17 metri sopra il livello del mare, composta in gran parte da agricoltori e pastori.

Con il passare del tempo, però, si espanse, soprattutto nel periodo medioevale, e arrivò, in epoca giudicale, all’edificazione di quello che è oggi considerato come uno dei centri storici più suggestivi e caratteristici del Sulcis.

08 aprile 2017 Bellezze dimenticate

08 aprile 2017
Abbandono e mistero. Decadenza e fascino. Sono le facce di una stessa medaglia che mostra la Sardegna sotto una nuova veste, poco conosciuta, fatta di terre nascoste, di spazi dimenticati e di paesi orfani. Luoghi ormai deserti e spesso lontani da occhi indiscreti, che portano però con sé il peso di una forte testimonianza storica, di un passato finito nell’oblio.

Dalle ville abbandonate, le cui sale, un tempo sfarzose, sono oggi ricoperte di vegetazione e rovi, alle stazioni ferme da decenni, che sembrano voler raccontare ancora di partenze felici e di tristi addii, ai villaggi minerari e ai vecchi borghi disabitati, in cui ogni angolo è rimasto così com’era, ma il vuoto è entrato inesorabilmente dentro la loro anima.

08 aprile 2017 Fortezza Capo d'Orso

08 aprile 2017
Non tutti però sanno che, a pochi metri da essa, si nasconde un altro piccolo tesoro del passato, una delle fortezze militari più spettacolari del Mediterraneo: la Fortezza di Capo d’Orso.

Nata agli inizi dell' ‘800 allo scopo di difendere l’isola da una possibile e temuta invasione dei francesi, la Fortezza ha rappresentato un punto strategico fondamentale nello scenario geopolitico del tempo, raggiungendo un’importanza riconosciuta nella protezione e nella sicurezza della costa e, di conseguenza, dell’intero territorio.

Per molto tempo, infatti, durante il Regno dei Savoia, la Sardegna è stata l’obiettivo più ambito dei principali strateghi militari, finendo in particolare nel mirino delle flotte francesi comandate da Napoleone Bonaparte, che avevano già tentato l’invasione nel 1793; queste ultime non erano comunque mai riuscite nell’impresa, ma avevano instillato nella mente dei Savoia la consapevolezza del rischio che quell’isola stava correndo, visto l’incredibile ruolo strategico che essa avrebbe potuto ricoprire nel controllo marittimo.