Tuvixeddu

Necropoli fenicio-punica nel cuore di Cagliari

La necropoli di Tuvixeddu è la più grande necropoli fenicio-punica ancora esistente in tutto il bacino del Mediterraneo. Si espande all’interno della città di Cagliari e le tombe presenti ricoprono buona parte dell’omonimo colle.
In origine aveva un'estensione molto più ampia di quella attuale, giungendo da una parte fino alle attuali via Is Maglias e via Brenta e dall'altro lato fino allo stagno di Santa Gilla.
Il termine tuvixeddu significa “colle dei fiori” e la parola “tuvu” indica appunto cavità.
L’importanza del sito è notevole, sia per la straordinaria fattezza di alcune tombe che per il numero consistente di sepolture, scavate interamente sulla roccia calcarea, ma anche per la vastità dell’area che ricoprono.

La zona, frequentata sin dal periodo neolitico, venne utilizzata come luogo di sepoltura dai Cartaginesi nel periodo che va dal VI secolo al III secolo a.C.
Le tombe erano del tipo a pozzo, con un’apertura di accesso verticale.

Si può notare un varietà di grandezza delle diverse fosse: alcune sono profonde circa due metri, altre raggiungono perfino gli undici metri e sono contraddistinte da una camera funeraria decorata, al cui interno spesso sono stati rinvenuti i resti dell’antico corredo funebre del defunto.

Il rito funebre che veniva utilizzato dai Cartaginesi era quello dell'inumazione.

Foto di P. Tolu
Foto di P. Tolu

Molto interessanti e ricche di fascino sono alcune tombe finemente decorate con motivi geometrici, elementi della natura, simboli astrali come il disco solare o la falce lunare e altro ancora.

La loro importanza è data anche dal fatto che costituiscono gli unici esempi nell'isola di pittura funeraria figurata. A tal proposito rivestono particolare interesse, soprattutto per la qualità degli affreschi ancora incredibilmente ben conservati all’interno, la Tomba dell’Ureo e la Tomba del Guerriero, chiamata anche Tomba di Sid.

La prima prende il nome dal serpente alato, sacro per gli Egizi, rappresentato sulla parete di fronte all'ingresso della cella. La seconda prende invece il nome dalla figura di un combattente barbuto a torso nudo, raffigurato nell'atto di scagliare una lancia contro un ipotetico nemico o animale non rappresentato.

La storia di questo sito archeologico è piuttosto travagliata.
Il colle di fatto non venne mai valorizzato e nel XX secolo divenne la cava di una cementeria. Negli anni cinquanta inoltre venne realizzata una strada interna di collegamento fra via Is Maglias e via Falzarego, allo scopo di facilitare il trasporto della roccia estratta, decretando la fine della fisionomia della collina. Inoltre con i lavori di cava moltissime tombe andarono irrimediabilmente distrutte.

Nei primi anni 2000 si ideò un piano per la realizzazione di un complesso edilizio di circa 400 unita abitative, facendo insorgere archeologi e ambientalisti che vedevano minacciato il futuro del sito archeologico. Il rischio della cementificazione fu definitivamente scongiurato diversi anni dopo da una sentenza definitiva emessa dal Tar che doveva pronunciarsi sulla realizzazione delle palazzine affacciate direttamente sulle tombe.


Il Tribunale amministrativo accolse l’istanza della Regione, della Soprintendenza ai beni paesaggistici e di Italia Nostra respingendo la richiesta avanzata dall’impresa costruttrice.
Solo di recente, nel maggio del 2014, la necropoli è stata aperta definitivamente al pubblico, proprio in occasione della XVIII edizione di Monumenti aperti. Oggi è visitabile tutti i giorni dell'anno.

A prescindere dall’incredibile valore storico, archeologico e artistico della necropoli, che ha permesso agli studiosi di ricavare informazioni utili circa le dimensioni della Karalis punica, il suo alto grado di urbanizzazione e la complessa e variegata struttura economica e civile, questo sito archeologico, giustamente rivalorizzato, è soprattutto una tappa turistica imperdibile per conoscere e scoprire le meraviglie e i misteri che la città di Cagliari sa ancora offrire.

01 aprile 2016

Mauro Cuccu
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