La Giara di Gesturi

Foto di M. Cuccu

La Giara di Gesturi è un altopiano basaltico creatosi oltre due milioni e mezzo di anni fa da un'immensa colata lavica eruttata dai crateri dei vulcani di Zepparedda (609 m) e di Zeppara Manna (580 m), che oggi rappresentano i punti più alti di tutto l’altopiano.

Si trova al confine tra le sub-regioni storiche della Marmilla e del Sarcidano, nella parte centrale dell’isola ed è suddivisa tra i comuni di Genoni, Tuili, Setzu e Gesturi; quest’ultimo da solo possiede circa la metà di tutto il territorio.

Il termine giara deriva da “glarea”, ovvero ghiaia, caratteristica degli altopiani vulcanici.

Per via della sua origine vulcanica, il suolo è particolarmente sassoso, quasi interamente ricoperto da distese di sugherete (che offrono un sughero pregiatissimo) e da una consistente e variegata macchia mediterranea. Importante caratteristica della Giara è la presenza di diversi specchi d'acqua che si formano durante le piogge invernali grazie a delle piccole depressioni ne terreno.

Questi laghetti prendono il nome di paulis e sono divenuti luoghi di abbeveraggio per gli animali. Imperdibili in primavera, per via del fatto che sono ricoperti da una flora molto colorata, rappresentata da diverse specie endemiche tra cui il candido ranuncolo acquatico. In questo periodo dell’anno costituiscono uno degli spettacoli più belli di tutto l’altipiano.

Luogo incantevole, dalle eccezionali caratteristiche botaniche e morfologiche, la Giara offre una flora e una fauna variegata e di grande importanza, tant’è che può essere considerata a buon diritto un’immensa oasi incontaminata.
Sono tantissime le specie floreali che crescono nell’altopiano e che soprattutto in primavera generano un contrasto di colori e di odori che ha pochi eguali in tutto il territorio isolano. Si contano circa 350 specie vegetali: una quantità enorme se si pensa che sono racchiuse in appena 45 km².

Oltre ai boschi di sughero, di leccio e di roverella, si contano un numero ragguardevole di piante, tra cui il mirto, l’elicriso, il corbezzolo, il cisto, il lentisco, il ciclamino selvatico, il pero selvatico, il biancospino, l’anemone, numerosissime piante officinali, e molte specie vegetali che vivono in pochissime zone dell’isola.

Tra queste si segnalano alcuni particolari tipi di orchidee, la rara crucifera Morisia manantha, l'Apium crassipes (presente in pochissime zone in Sardegna), diverse specie di ranuncoli tra cui il Ranunculus revelierei, il Ranunculus cordiger, il Ranunculus aquatilis, Baldellia ranunculoides e il rarissimo Ranunculus ololeucos, più tutta una serie di endemismi sardo-corsi tra cui Pancratium illyricum, la Genista corsica e la Romulea requienii.

Oltre alla lussureggiante fauna, tuttavia, a rendere così famoso l’altopiano è una specie animale, divenuta simbolo incontrastato di questo sito: il “cavallino della Giara”, Equus caballus jarae; l’ultima specie di cavallo selvatico d’Europa, oggi presente in poco più di cinquecento esemplari, dalla stazza piccola, il mantello baio, gli occhi a mandorla, con la criniera e la coda lunghissima.

Oltre al cavallino, la fauna è costituita da cinghiali, volpi, donnole, ricci, conigli, lepri, gatti selvatici e martore. Vanno menzionati anche i tanti uccelli che vivono o transitano, a seconda dei periodi, sull’altopiano, come ad esempio i falchi e le poiane, le pernici, il picchio rosso maggiore, i gruccioni, i germani reali, le cicogne e i cavalieri d’Italia.
Discorso a parte meriterebbe l’incredibile “lepidurus opus lubbocki”, un piccolissimo crostaceo arcaico lungo poco più di 10 mm, un vero e proprio fossile vivente, restato immutato da duecento milioni di anni, che vive nei paulis, in quanto predilige il fondo di pozze d’acqua stagnante e che capita di avvistare nelle belle giornate primaverili.

Anche l’uomo ha vissuto in questo luogo da tempi lontanissimi. La sua presenza nell’altopiano è attestata fin dal Neolitico. Numerose sono infatti le "domus de janas", disseminate nel costone della Giara e considerevole è anche il numero di nuraghi, tutti costruiti in luoghi strategici da cui si aveva un’eccezionale visuale sul territorio circostante.

Il fiore all’occhiello del periodo nuragico resta il proto-nuraghe o nuraghe a corridoio Brunku Madugui, nella parte dell’altopiano che ricade sotto il comune di Gesturi. Esso è definito il pater nuraghe sardo, visto che si pensa possa essere il nuraghe più antico della Sardegna, grazie alla precisa datazione ottenuta dall’analisi dei resti di sughero col metodo del carbonio 14, che lo datano esattamente al 1820 a.C.

Più recenti, ma non per questo meno affascinanti sono le "pinnettas", tipiche capanne simili a quelle diffuse nel periodo nuragico, utilizzate dai pastori come rifugio fino a qualche decennio fa.

Insomma la Giara, sotto i suoi mille stupefacenti aspetti è un luogo in cui la natura, l’uomo e gli animali vivono in simbiosi; un luogo che mantiene ancora immutato tutto il suo incanto e che riesce puntualmente a conquistare qualsiasi visitatore.

 

01 maggio 2016

Mauro Cuccu
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