I Cocci di Orani

Reperti di probabile scrittura nuragica

La scoperta della storia evolutiva del popolo sardo nell’isola è sempre stata perseguita dagli studiosi, fin dagli albori dei tempi, per la comprensione e conoscenza delle proprie origini. Il ritrovamento dei “Cocci di Orani”, nel 1994, ne dà prova certa.


I reperti, sulla cui natura nuragica non si sostengono dubbi, meritano una particolare attenzione per le inscrizioni riportate. Riguardo ad una loro possibile contraffazione, si è dibattuto sin dall’anno del rinvenimento, periodo in cui vennero presentati all’emerito archeologo, il Professor Lilliu, in sede di conferenza sulla religiosità protosarda tenuta nella città oranese.


La contraffazione dei reperti, sostenuta da illustri studiosi, è di netto contrastata da un parallelo filone culturale di altrettanti meritevoli studiosi che vedono, nei quattro Cocci di Orani, la palese dimostrazione di una primaria forma di segni alfabetici nuragici. Infatti, uno di essi presenta caratteri di tipologia fenicia arcaica, addirittura propri della stele di Nora.

Foto di R. Brotzu www.sardegnadigitallibrary.it/
Foto di R. Brotzu www.sardegnadigitallibrary.it/

Questo comprometterebbe, in ipotesi di basi storiche e archeologiche consolidate, la derivazione simbolica fenicia della stessa.
L’attribuzione al popolo sardo, in tal caso, sarebbe consequenziale. Oltre al coccio inciso da una figura umana capovolta e a quello su cui è scolpita un’altrettanta figura umana stilizzata, sussiste il quarto coccio di estrema importanza per la scalfittura, anch’essa oggetto di contesa culturale sulla sua autenticità.


È relativa alla divinità cartaginese Tanit. Si scorge, infatti, una doppia raffigurazione della Dea, protettrice della città: a sinistra è inciso il simbolo tipico della piramide tronca portante una barra rettangolare su cui appaiono il sole e la luna calante.
A destra, la cosiddetta “seconda Tanit” presenta in basso la lettera protosinaitica “waw” e in prossimità del braccio destro la meno visibile lettera “yod”.Relativamente alla loro autenticità si è susseguito un contrapporsi di ipotesi e pareri accademici contrastanti.

Le ragioni a sostegno della loro totale natura autentica pongono come ragione portante la contraffazione, lo sconvolgimento dei perni accademici e istitutivi della ricostruzione ufficiale della protostoria sarda, e non solo.


Approvarne l’origine veritiera o verosimile, comporterebbe una rivalutazione anche religiosa della storia sarda e cartaginese, essendo presenti in età nuragica tracce divinatorie di attribuzione originaria al popolo che sbarcò in terra sarda.


Ciò attesterebbe l’esistenza di forme di culto della Dea della fertilità e del buon auspicio antecedenti ai cartaginesi e proprie del popolo natio.Il ritrovamento dei quattro cocci di Orani si delinea,oltre ogni dubbio, come un caso clamoroso relativo a una scoperta che, tutt’oggi, deve essere ancora rivelata nella sua originarietà.

01 novembre 2015

Veronica Pastore
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