La ziqqurat di Monte d’Accoddi il più enigmatico capolavoro della preistoria sarda

Più antica delle piramidi degli antichi Egizi, straordinario, unico e ricco di mistero, è uno dei più grandiosi esempi di costruzioni preistoriche dell’intera Europa

Una ziqqurat in Sardegna. Com’è possibile che un tipico monumento mesopotamico sia potuto arrivare a centinaia di chilometri di distanza dal suo luogo d’origine e perché è arrivato proprio in Sardegna?


Questa è una delle tante domande che non hanno ancora avuto una risposta e che probabilmente non ce l’avranno mai, perché i misteri che circondano l’altare sacro di Monte d’Accoddi, tra Sassari e Porto Torres, sono davvero inestricabili.
Un luogo e un monumento figli di un mistero che troviamo perfino nel nome.


E partiamo proprio da questo. Il nome Monte d’Accoddi risulta essere, al pari di questa prodigiosa collinetta, anch’esso piuttosto misterioso.
Se si può capire la dicitura di monte, (in Sardegna si tende a chiamare monte anche piccole alture e colline), più complessa è l’interpretazione del termine Accoddi, che potrebbe significare “luogo di raccolta”. Tuttavia il nome più antico di cui si ha testimonianza nei testi scritti è “Monte de Code”, che significava “Monte, collina delle pietre”, forse per via delle pietre affioranti sparse alla rinfusa, prima che iniziassero le vere e proprie campagne di scavi, negli anni ’50, sotto la guida di Ercole Contu.
Kodi e Kodina, nell’antichissimo sardo significano rispettivamente monte e pietra. Quindi ci troviamo davanti ad una vera e propria “montagna di pietra” ma anche ad un punto di raccolta.


Inizialmente il monumento era caratterizzato solo da una rampa alla cui sommità si trovava un edificio che rappresentava il tempio vero e proprio, intonacato di ocra rossa; oggi di questo edificio resta solo il pavimento. Distrutto probabilmente da un incendio, successivamente venne innalzata la piramide con una seconda terrazza e ricostruito completamente il tempio.


Il termine ziqqurat significa letteralmente “tempio del sole”. Il santuario di Monte d’Accoddi però fu dedicato a due divinità lunari, il dio Narma e la dea Ningal.
Osservare un po’ a distanza la grande terrazza tronco-piramidale (36 x 29 metri, e un’altezza di 5,40 metri), con la sua lunga rampa d'accesso trapezoidale, incute un certo fascino. Si percorre la salita lentamente e si osserva il mondo circostante da lassù. Un po’ più lontani da terra. Un po’ più vicini alle stelle. Chiara interpretazione mesopotamica che voleva che cielo e terra fossero uniti.

Foto di M. Cuccu
Foto di M. Cuccu

La piccola altura, leggera collina che spicca nella piana, colpisce a primo impatto.
La terra è diversa vista da quassù, si potrebbe dire quasi sacra.


Sotto i piedi e davanti agli occhi un monumento che ha resistito a tanti assalti, tante intemperie e a tante genti. Un luogo che ha ancora troppi segreti e che non desidera svelarli. E tornano alla mente le stesse identiche domande. Una ziqqurat in Sardegna? Com’è potuta giungere fino a noi questa tipologia di costruzione?
Il mistero, se non fosse che ci troviamo in un’epoca forse troppo disinteressata per scandagliare le memorie del proprio passato lontano, è di quelli veramente abbaglianti.


Questo luogo è stato il centro del mondo per chissà quanto tempo. Il centro di un mondo dove uomini e divinità si susseguivano, prima di estinguersi ed essere definitivamente scaraventati nella profondità più recondita e inaccessibile del tempo. L’omphalos, (la pietra sferoidale in arenaria, posta oggi accanto all’altare) è forse lì ad indicare proprio questa rappresentazione del mondo. Possibile che un popolo primitivo avesse avuto un intuito così acuto da rappresentare già a quell’epoca il mondo come una sfera? Quale mente così geniale poté simbolizzare il globo in questo modo?


C’è abbastanza roba da far sobbalzare in aria chiunque.
Ma forse si preferisce non dar troppo peso ad uno dei tantiprodigi dell’ingegno del popolo pre-nuragico, ed è più semplice declassare questa parte del monumento a coincidenza o a farlo sembrare qualcos’altro. Tutte le culture note che hanno popolato la Sardegna sin dal Neolitico, sono per certi versi passate tutte da qui e un motivo ci deve pur essere.


Oltre all’omphalos ad accrescere il mistero c’è anche la presenza di un lastrone trapezoidale, sorretto da tre supporti, con sette fori passanti. É posto alla destra dell’altare, a terra, e s’ipotizza che il suo utilizzo fosse destinato al sacrificio di animali, con un’ingegnosa scanalatura per far defluire il sangue della bestia sacrificata.

Le tecniche di realizzazione del tempio che sormontava la piana sono pressoché identiche a quelle utilizzate nelle ziqqurat della Mesopotamia, il che fa presupporre che l’idea di realizzare una simile costruzione fosse venuta a un uomo giunto chissà come in Sardegna, agli albori della civiltà. Dalla sua mente, forse, nacque il primo impianto della ziqqurat, col tempo plasmato e modificato secondo le credenze della popolazione. Un incrocio di divinità e un amalgama di tecniche di costruzione.


Resta il fatto che una ziqqurat in Sardegna è certamente un fatto misterioso, soprattutto se si pensa che gli archeologi ritengono che sia più antica la piramide a gradoni sarda, rispetto alle piramidi d’Egitto.


Ma non è solo questo che pone l’altura sacra di Monte D'Accoddi in una posizione di risalto nel palcoscenico archeologico. Essa non solo precede di circa tremila anni anche le piramidi Maya, ma risulta essere la più antica costruzione al mondo orientata con Venere. Frutto del caso, si direbbe, sbrigativamente. Ma di casualità ha ben poco una struttura che dal centro dell'altare presentaun orientamento verso l'orizzonte che coincide esattamente con il punto d'arresto di Venere. Cosi come appare tutt’altro che casuale il fatto che la posizione dell’altare combaci perfettamente anche con i punti di arresto del Sole e della Luna, ovvero con i loro punti di levata all'orizzonte astronomico locale.


Se in realtà si osservano i due menhir a sud est, dalla sommità della piramide, ci si rende conto che lo sguardo ricade precisamente verso i punti in cui all'orizzonte si arrestano i tre astri.


Diversi siti archeologici hanno fatto della coincidenza astrale la loro fortuna e grazie a questo accolgono ogni anno centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo, (con buona pace degli archeologi) e forse un giorno anche Monte d’Accoddi, unica ziqqurat d’Europa, col suo fascino misterioso, avrà la sua rivincita.

01 novembre 2015

Mauro Cuccu
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