Edvige Carboni

Piena di grazia

É la semplicità del gesto della talentuosa ricamatrice, abile, paziente, costante, che rappresenta efficacemente la vita di Edvige Carboni, una vita, tuttavia, niente affatto semplice da descrivere, una vita notevole, benché ordinaria e lineare, una vita i cui accadimenti per noi straordinari sono stati per lei del tutto normali, una vita ora al vaglio della Congregazione per le cause dei santi.


Le testimonianze di fatti documentati nel suo Diario, e attestati da persone che hanno visto con i loro occhi e sentito con le proprie orecchie cose che non dimenticheranno mai, ci lasciano talvolta interdetti. Edvige è la prova di quanto Kierkegaard ha sostenuto a proposito della fede, “La fede è la più alta passione d'ogni uomo”1.

Ma Edvige va oltre: incarna proprio ciò che la tradizione spirituale della Chiesa indica come cuore, nel senso biblico di «profondità dell'essere» («in visceribus»: Gen 31, 33) dove la persona decide o non decide per Dio.


Edvige Carboni, nata il 3 maggio del 1880 a Pozzomaggiore in provincia di Sassari, fu la seconda di cinque fratelli e sorelle. I genitori, Maria Domenica e Giovanni Battista, si resero subito conto che lei era speciale.

Sua madre raccontava che alla nascita della piccola, la stanza si illuminò grazie ad un ostensorio e che il giorno seguente una croce comparve sul petto della neonata crescendo visibile per sempre. Un altro fatto straordinario accadde qualche giorno dopo, quando uno sciame d'api bianche entrò in casa, soffermandosi per qualche istante sopra il viso della piccola Edvige senza farle alcun male. Tali segni non furono che la genesi d’una vita sorprendente.

Cresimata a quattro anni, a cinque fece autonomamente voto di castità ispirata dal Signore e a undici fece la prima comunione. Non entrò mai in un ordine religioso, benché fosse suo desiderio.

La malattia di sua madre, la cura dei fratellini e i lavori di tessitura, ricamo e cucito che permettevano di aiutare l’economia familiare la tennero occupata in casa con la gioia di vedere tutti sereni e al sicuro.

Pregava molto, e spesso, dopo i lavori di casa, si recava alla Chiesa di San Giorgio Martire di Pozzomaggiore. Ben presto dovette affrontare non solo l’aggravarsi delle condizioni di salute di tutta la famiglia, ma anche le dicerie malevole del suo paese, invidioso d’una vita talmente santa da sembrare sospetta.

Già le stimmate erano comparse sulle mani, i piedi e il costato senza che ne facesse parola a nessuno: solo affidarsi a Dio, offrendogli tutto, le faceva superare questi momenti difficili. La sua vita proseguì sempre in modo semplice e umile anche quando, trasferitasi a Roma col vecchio padre e la sorella maestra, dovette adattarsi a condizioni di vita diverse e pesanti anche per via della guerra che scoppiò di lì a poco.


I fenomeni mistici che le accaddero, sono indubbi e documentati: bilocazioni, estasi, emanazioni di misteriosi profumi, visioni di santi e persecuzioni diaboliche che affrontò con coraggio e fede incrollabile. La sua figura fu riconosciuta e apprezzata da San Pio da Pietralcina, monsignor Piovella, il Beato Don Orione, il Servo di Dio Battista Manzella e padre Felice Cappello.


Vale la pena ricordare qualcuno tra i numerosi fatti misteriosi che le accaddero.

Quando aveva ormai settant'anni, Edvige vide davanti a sé una donna che si sapeva morta precipitata in un burrone durante una scalata sulle Alpi. “Io giaccio morta a tal punto. Sono nel Purgatorio” E le chiese di pregare per lei, affinché potesse uscirne al più presto.


Un’altra visione fu quella di Pol Vischin, un soldato russo morto in guerra nell'ottobre del 1943, che le si presentò avvolto dalle fiamme. Questi le chiese di far celebrare delle messe da monsignor Vitali e di comunicarsi pensando a lui in Purgatorio, salvato dall’Inferno solo grazie all’insegnamento di fede ricevuto da bambino, essendo stato grande peccatore in vita. Dopo che Edvige fece quanto le era stato chiesto, Pol si ripresentò per ringraziarla, tutto vestito di bianco, circonfuso da una luce luminosa e calda.


Durante il conflitto mondiale, le bilocazioni la condussero nei luoghi di guerra, in Russia come altrove, e lei pregò intensamente perché gli orrori a cui assisteva cessassero presto. Edvige morì il 17 febbraio 1952 e il processo per la beatificazione continua dal 1968.


Al di là del carattere straordinario della biografia della Serva di Dio Edvige Carboni, la sua vita porta in sé, con naturalezza, la benevolenza, l’umiltà e la semplicità, tutte virtù attinte da una fede insuperabile e da un misterioso e insondabile senso del lavoro, della dedizione e dell'operosità rivolta generosamente verso gli altri e verso Dio.

Un’esistenza di grazia sovrabbondante, quella di Edvige, vissuta nella pienezza della grazia di Dio, ma silenziosa, gentile, carica di bene, esempio di pace e amore.

01 marzo 2016

Alessandra Carbognin
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