Beata Simona Tronci

Serva di Dio

Conoscere Simona oltre il sentito dire e oltre i testi ufficiali. Chi era Simona per chi l'ha conosciuta?

Di Simona ricordo l'amicizia, trasparente e profonda nello stesso tempo. Era impossibile non mettere qualcosa in comune o in comunione fraterna con lei. L’ho conosciuta per caso, ad un incontro di preghiera a cui non volevo neanche partecipare; ma nel cammino spirituale nulla accade per caso... Anzi, me lo disse schiettamente lei, proprio in quella occasione. Cercavo una risposta, cercavo un senso. E poi la sentii cantare e mi dissi: “Quella ragazza canta col cuore e io la sento intensamente”.
 


Essere donna in Sardegna. Che significato ha oggi la femminilità oltre le apparenze?

Ventenne, era una ragazza della porta accanto, acqua e sapone, attiva, attenta ai problemi politici, economici e sociali. Aderiva profondamente all’insegnamento cattolico e ne rispettava le regole.
I suoi atteggiamenti non erano mai prevaricatori, amava stare in compagnia e, come tutte le giovani di quell'età, condivideva volentieri i momenti di svago. Le piaceva moltissimo la musica.

 

Amicizie e fidanzamenti?

Simona avrebbe voluto sposarsi. Desiderava nel suo futuro avere dei figli, avere una bella famiglia e trovarsi un lavoro dignitoso dopo gli studi, unendo ad esso il suo costante aiuto alla sua amata Chiesa.
Erano tanti i suoi progetti: gli studi, le speranze, le sue attività per il sociale e il forte impegno per costruirsi una famiglia con l'amato fidanzato Sergio... tutto tragicamente spezzato sul nascere.
Per Simona l'amore era un regalo immenso da donare senza riserve, e senza attendersi nulla in cambio. Per lei l'amore era quello che sapeva attendere, che sapeva fare miracoli senza far rumore.

I suoi progetti?

Inizialmente iscritta a Giurisprudenza presso l'Università Statale di Cagliari, decise ad un certo punto di lasciare la facoltà per trasferirsi alla Pontificia Facoltà Teologica del Sacro Cuore dei Padri Gesuiti di Cagliari. È stato lì che ha trovato la sua dimensione più vera.

 

Quale era il suo valore più grande?

Senza alcun dubbio la giustizia. Ecco il motivo dei suoi studi, prima in giurisprudenza e poi, appurato che la giustizia che cercava stava altrove, la Facoltà Teologica.
Fu la prima ragazza ad iscriversi e per lei non fu facile.

 

Essere Beata ai giorni nostri. Ancora “pionieri” o “supereroi”?

La parola giusta dovrebbe essere “normalità”, ma scegliendo parlerei di pioniere.
Simone è speciale e diversa pur vivendo in modo completo e ordinato. Le sue scelte possono riassumersi in un crescendo: la chiamata, la conversione, abito perfetto per la Luce, santità, un abito perfetto, seguire il Vangelo, la vita per lei. Una pioniera dunque, perché ha saputo coniugare nei tempi moderni la bellezza di valori intramontabili, e sempre da riscoprire.

Vista la sua scelta pionieristica di iscriversi alla Facoltà Teologica, prima preclusa alle donne, come viveva questo ambiente? Come si poneva pensando agli occhi di chi la guardava?

Lei era se stessa. Sempre briosa e sportiva, molto semplice. Senza remore, rinunciò allo sport, che pure amava molto, per mantenere costante il suo impegno nella Chiesa. Purtroppo, la morte le impedì di realizzare i suoi progetti.

 

Come hanno reagito i suoi genitori a tutti gli eventi della sua vita?

Per alcuni genitori cristiani semplicemente osservanti, le questioni di forte adesione cattolica, o di grandi disgrazie o sofferenze, sono difficili da superare. Purtroppo non riuscirono fino in fondo a condividere la gioia della loro figlia; l'hanno accompagnata da buoni familiari, ma sempre con qualche perplessità. Simona, dal punto di vista spirituale, maturò le sue scelte grazie al padre cappuccino Natale Merelli di Lozio, nella Val Camonica, in provincia di Brescia. A Cagliari fu invece don Piero Villasanta, che la seguì nel suo percorso.

 

Qual è l’eredità di Simona?

Lei ci insegna a essere veri, per donarsi agli altri. Ci insegna ad affrontare le nostre giornate nonostante le sofferenze. Simona ci insegna la pazienza, la bontà, la giustizia e la gioia.

 

Come si fa a vivere con un tumore a vent'anni?

“Accetto quel che tu mi mandi, o Signore.” Questo è quello che lei stessa ha detto, sapendo, anche in punto di morte, che “Io vivo in Cristo e Maria. Io vivo”. È morta a soli ventitré anni, ma Simona vive.

01 marzo 2016

Alessandra Carbognin
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