Oristano

Capitale del Giudicato d’Arborea

Molto tempo prima che la città di Oristano fosse fondata, la penisola del Sinis aveva visto crescere un’importante città fenicio-punica, i cui resti ancora oggi sono visibili. Parliamo, ovviamente, di Tharros.

Le sue strade, il suo centro, i templi, e il suo porto ci fanno capire come questa città fosse un centro di grande rilevanza e prestigio. Con la caduta di Tharros e le incursioni saracene, gli abitanti decisero di spostarsi verso l’interno fondando la città di Oristano. Una delle ipotesi della sua fondazione presuppone che la città sia stata costruita con le pietre recuperate dalla distrutta Tharros.


Al di là di questa supposizione il villaggio bizantino di Aristanis (Oristano), sorge accanto ai ruderi di un altro antico centro: Otocha (attuale Santa Giusta) che, da borgo contadino, diviene intorno all’anno Mille il nuovo capoluogo del Giudicato d’Arborea. Dei quattro Giudicati sardi quello d’Arborea risulterà il più longevo.

Infatti, la conquista catalano-aragonese del Regno di Sardegna, iniziata nel 1323 e che porrà fine all’esperienza dei regni giudicali sardi, riuscirà ad annettere Oristano e il suo antico regno, solo nel 1420, al termine di tutta una serie di sanguinosissime battaglie.

La storia di Oristano s'identifica con la storia del Giudicato d'Arborea di cui era, appunto, il capoluogo e la città principale.
In circa cinquecento anni di storia, questo giudicato ha espresso una cultura di altissimo livello.

I vari documenti emersi testimoniano la ricchezza e l’eleganza di questa città medievale, ancora oggi riscontabile nei monumenti dell’architettura civile e religiosa.

L’antica città era cinta da mura e possedeva diverse torri databili alla fine del Duecento. A farle edificare fu il giudice Mariano II d’Arborea. I simboli dell’Oristano medievale sono visibili nel cuore della città; resti che per diversi decenni hanno rappresentato l’emblema della lotta contro la conquista catalano-aragonese dell’isola.


Nella seconda metà del Trecento la capitale e il giudicato arborense, vivono i momenti di massimo splendore politico e culturale. Sono gli anni in cui i sovrani Mariano IV e sua figlia Eleonora promulgano la Carta de Logu, il moderno codice di leggi che governa la giustizia nel regno d’Arborea.

La straordinaria importanza del codice, all’indomani della conquista ad opera dei catalano-aragonesi, lo porterà ad essere esteso a tutto il Regno di Sardegna e rappresenterà la legge nell’intera isola durante tutto il periodo della dominazione spagnola, ma anche in parte di quella sabauda, fino ad inizio Ottocento quando subentrerà il Codice di Leggi civili e Criminali emanato da Carlo Felice.

Dopo la fine del suo glorioso giudicato, Oristano diventa città regia nel 1479 godendo degli stessi privilegi delle città catalane, perdendo però parte dell’antico splendore.
La storia urbanistica di Oristano è legata a doppio filo alle vicende occorse al regno d'Arborea.

Era la capitale del giudicato, e come tale ospitava il sovrano, nel suo palazzo, e doveva altresì essere dotata di una struttura fortificata adeguata.
Oggi di quel possente sistema fortificativo (che doveva essere alto cinque o sei metri), affiorano solo pochi ruderi, ma dalla struttura urbanistica della città si può risalire al nucleo originario.

Residui della struttura fortificata di Oristano sono la torre di Portixedda e la più famosa torre di San Cristoforo.

Costruita in età giudicale e successivamente ricostruita in età aragonese, Portixedda comprende due corpi cilindrici sovrapposti, raccordati da una superficie troncoconica inclinata.
La torre di San Cristoforo o di Mariano, edificio emblema della città giudicale, venne eretta nel 1290 per volontà di Mariano II, giudice d'Arborea. Interamente in arenaria, è alta complessivamente ventotto metri e ancora oggi svetta nel centro storico della città, come immagine chiave e simbolo indiscusso della gloriosa capitale di un grande regno scomparso.

02 giugno 2016

Mauro Cuccu
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