Il parco nazionale dell'Asinara

Da carcere di massima sicurezza a paradiso turistico

Isola nell’isola, l’Asinara è percorsa perennemente dal vento e tormentata dal mare in movimento che ne ha modellato, nei millenni, le coste. Terra antica, di recente alcuni studi hanno evidenziato una sutura ercinica (carbonifero, prima metà del paleozoico) lungo la linea Asinara – Posada che fanno risalire le rocce a 950 milioni di anni fa. La sua storia si perde dunque nella notte dei tempi da cui una leggenda la trae indicandola come l’isola di Ercole, la Herculis Insula, che pare passò di lì nel suo avventuroso viaggio in Occidente.

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Sembra invece certo che l’isola fosse abitata nel Neolitico visti i ritrovamenti di punte di ossidiana e selce a Punta Campu Perdu e a Capo Faro con, poco distanti, le domus de janas, tombe ipogeiche. I romani la frequentarono di sicuro durante la colonizzazione del nord della Sardegna e ancora oggi si possono vedere, attraverso l’acqua tersa di fronte a Cala Reale, numerose anfore disseminate nel fondale e il relitto d’una nave.


Furono proprio i Romani che le diedero il nome di Sinuaria, da cui probabilmente il nome Asinara, per via delle sue numerose insenature che servivano da riparo lungo la rotta verso la Francia. Successivamente abitata da pastori sardi e pescatori liguri che trovarono un ambiente accogliente dove non mancavano di sostentamento, nel 1885, questa colonia di circa 500 persone fu costretta ad andarsene per lasciare il posto ad una colonia penale agricola e ad un punto sanitario di quarantena.

Inizia allora il vero isolamento per questo lembo di terra una volta unito a Stintino in una lunga penisola, divenuto poi porto d’imbarco insieme a Porto Torres. La colonia penale dura fino al 1997 allorché si trasforma in Parco Nazionale. Un secolo di isola-carcere le hanno permesso di preservarsi dall’invasione e dallo sfruttamento turistico selvaggio che, invece, altri vicini paradisi costieri hanno dovuto sopportare.  La realtà è oggi quella del Parco Nazionale e dell’Area Marina Protetta “Isola dell’Asinara” che restituiscono questo luogo così carico di memoria naturale e umana alla comunità a cui appartiene. Un gioiello da trattare con cura in cui un protocollo di comportamento e delle regole rigide impediscono che l’entusiasmo nel riscoprirla si trasformi nella sua rovina. 



L’Ente Parco che la gestisce organizza le visite e ne stabilisce con severità gli ingressi e le modalità di fruizione delle sue bellezze. Malgrado questa rigidità, l’isola è frequentatissima perché le sue ricchezze sono tali e tante che è impossibile, trovandosi nei dintorni, non andarci. Oltre alla selvaggia natura dai colori della macchia mediterranea e le spiagge di Fornelli, Sant’Andrea, La Reale, Trabuccato, Punta Sabina e Cala Arena della costa orientale, essa ospita flora e fauna con specie endemiche come la Centaurea horrida o fiordaliso spinoso, protetta dalla Convenzione di Berna, oppure la lepre sarda, il barbagianni di Sardegna e altri animali dai nomi straordinari: il pigliamosche, lo zigolo nero, il quercino e il raro gabbiano corso o il falco pellegrino. 

Ma l’Asinara è celebre per la presenza degli asinelli bianchi dagli occhi tra il rosa e l’azzurro, delicati e strani, piccoli, fragili, fotofobici, al punto che di giorno si muovono insicuri e cercano riparo dal sole che in estate arriva a temperature anche molto elevate. Pure il muflone vive tra le rocce e i cespugli dell’isola, per non dire delle capre inselvatichite che si arrampicano nelle alte falesie occidentali. 

 

Il mare offre al subacqueo un vero spettacolo che si svolge quasi indisturbato davanti ai suoi occhi. Praterie di Posidonia oceanica garantiscono l’ossigenazione dell’acqua e quindi la vita di numerose specie ittiche, dalle spigole e le orate, alle triglie, ai polpi e alle aragoste per le quali tuttavia bisogna immergersi molto in profondità. Anche le sontuose cernie brune vivono qui, verso il nord dell’isola, serene. Le acque intorno all’isola, inoltre, sono preferite da cetacei come le balenottere e i capodogli tanto che il mare dell’Asinara è stato inserito nel progetto internazionale Santuario dei Cetacei.

 

Insomma, visitare l’isola diventa una brillante esperienza dalle innumerevoli sfaccettature: storia naturale e sociale, patrimonio geologico, patrimonio naturalistico, sport su terra e in mare, relax in spiaggia, osservazione naturalistica, educazione ambientale e modello di salvaguardia del patrimonio naturale. Tutto questo è possibile grazie agli operatori del Parco che guidano i visitatori nel loro progetto di visita. Si consiglia di visitare il sito www.parcoasinara.org una vera miniera di informazioni preziose.


A proposito, all’Asinara si può anche mangiare e dormire, basta prevederlo per tempo e prenotare. Attenzione al tempo: per la maggior parte dell’anno il mare è agitato dal vento da ponente e di maestrale che rendono particolarmente suggestiva e spettacolare la costa occidentale, mentre a est, benché il mare calmo non esista che di rado, sono senz’altro più accessibili le spiagge (dove si può) che degradano lentamente fino ai 50 metri di profondità. Ma spostarsi per i sentieri dell’interno potrebbe rivelarsi il miglior modo di scoprire una terra che da detenzione e pena si è tramutata in isola di gioia e libertà. 

01 giugno 2015

Claudia Corona
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