Il paradiso perduto della spiaggia del Poetto

Lavori in corso per riportare la spiaggia dei centomila agli antichi splendori

Al termine della pianura del Campidano, a Sud della Sardegna, entro lo splendore del Golfo degli Angeli, sorge Cagliari, la città del sole. Chi arriva dal mare la vede bianca e luminosa, merito delle mura medievali di pietra calcarea, ma anche dei due specchi d'acqua che la proteggono: Santa Gilla e Molentargius che, riflettendo la luce, paiono farla brillare di luce propria.

 

A ponente, oltre la rada e il porto che riflette i palazzi più eleganti della città, si incontra una lunga striscia di sabbia che giunge fino ai monti di Capoterra. Il primo tratto è Giorgino, una volta spiaggia per elezione dei cagliaritani, ora non più praticabile per via delle scorie rilasciate dalla più recente attività industriale.

La spiaggia del Poetto - Foto di P. Tolu
La spiaggia del Poetto - Foto di P. Tolu

Svettano, a mezzogiorno, i dirupi della Sella del Diavolo e di capo Sant'Elia tra i quali è incastonata la spiaggia di Calamosca.

A levante spiccano i monti del Sarrabus che digradano, scendendo lungo il cordone litoraneo formato dalla sabbia del Poetto, spiaggia che si distende tra il mare e la laguna di Quartu.

 

Tredici chilometri di spiaggia, fino a poco tempo fa ricoperta da dune di sabbia bianchissima e farinosa. Poi la realizzazione della strada asfaltata a ridosso dell'arenile ha distrutto la linea retrodunale, una fascia di cespugliato spontaneo che conteneva le dune, permettendo al vento di spazzar via la sabbia. In un secondo momento, la demolizione dei casotti, schiere di spogliatoi di legno in squisito stile liberty che avrebbero invece meritato un attento restauro, ha facilitato la scomparsa della sabbia che riuscivano a trattenere.

La spiaggia del Poetto - Foto di P. Tolu
La spiaggia del Poetto - Foto di P. Tolu

L' operazione di ripascimento, che prometteva di riportare la spiaggia agli antichi splendori, non ha portato i risultati sperati. L'intervento consisteva nel dragare il fondo marino poco più al largo e di rovesciare tonnellate di sabbia sull'arenile. La sabbia, meno erosa della precedente, presentava però un colore scuro e grani di grosse dimensioni. Le draghe hanno inoltre distrutto le praterie di posidonia, un'alga endemica del Mediterraneo, che avevano il pregio di trattenere la sabbia strappata via dalle mareggiate, facendo arretrare così la linea di battigia.

 

I lavori di riqualificazione, cominciati lo scorso inverno, prevedono un dirottamento del traffico dalla strada a ridosso dell'arenile verso quella più interna. Ma ciò che permetterà di riportare il Poetto agli antichi splendori sarà la realizzazione di un eco-filtro, ossia di una zona verde non transitabile alle spalle dell'arenile, dove verranno messe a dimora delle specie arbustive che impediranno finalmente al vento di scirocco di portar via la sabbia. Occorrerà tanto tempo e tanta pazienza, ma i posteri potranno nuovamente ammirare la distesa di gigli di mare che sul finire dell'estate ricopriva la nostra spiaggia. 

01 giugno 2015

Paola Angelotti
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