Carrasegare Osincu

Il folcloristico carnevale bosano

Il Carrasegare Osincu è il carnevale unico nel genere in Sardegna per la sua letteraria e consuetudinaria caratteristica goliardica.
Bosa diventa il palcoscenico carnevalesco per eccellenza in cui si alternano satira e ironia, in netta contrapposizione con gli altri tradizionali carnevali sardi intrisi di un’innata tragicità.
Il termine definitorio la festa invernale è indicativo dei suoi giorni più importanti, quali la domenica, il lunedì e il martedì.
La settimana precedente il giovedì grasso inaugura l’inizio della festività prettamente ludica, volta al riso e al divertimento dell’intera comunità, la quale si sente totalmente coinvolta nella preparazione e svolgimento delle formali rappresentazioni sceniche carnevalesche.

Foto di F.Cerniglia - www.sardegnadigitallibrary.it
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Tale arco temporale di apertura cerimoniale è detto “Lardazholu” o “Laldaggiolu”, momento in cui gruppi di persone in maschera irrompono nelle case altrui per la questua. La scena folkloristica ha inizio con la domanda retorica “sa palte cantare?” con un proseguo di canti tradizionali, come i “gosos” o i “trallallera” in cambio dei quali ricevono cibarie per l’organizzazione culinaria della festa.


Attualmente, durante il sabato precedente la fine della festività, si svolge la cosiddetta Festa delle Cantine, un’iniziativa promossa con la compartecipazione dei gestori locali che offrono ai convenuti vini e piatti tipici del luogo.
La giornata conclusiva, ma al contempo culminante del carnevale bosano è il martedì grasso, giornata dedicata alla sfilata delle maschere, tra cui primeggia quella principale del Re Giorgio detta Giolzi, simbolo del carnevale stesso e rappresentato da un fantoccio di stracci con una botte per pancia. Le altre maschere rilevanti sono quelle di “s’attitidu”, ossia il lamento funebre.

Foto di F.Cerniglia - www.sardegnadigitallibrary.it
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Sin dalle prime ore del mattino, i partecipanti invadono le vie in presenza delle "Attittadoras", prefiche che recitano i lamenti funebri, preannuncio della morte di Giolzi. Si cerca di coinvolgere i partecipanti chiedendo alle donne presenti un tikkirigheddu de latte (un goccio di latte) per il neonato abbandonato dalla mamma distratta dai festeggiamenti. Si aprono le danze: su ballu tundu (il ballo tondo), su ballu’ e s’iskopa (della scopa), su ballu de sas kaderas (delle sedie) si svolgono nella piazza.


La cerimonia si conclude con la sfilata della classica tunica bianca a simboleggiare le anime del carnevale morente vaganti nella scorribanda gioviale, alla ricerca di Giolzi.
Una volta trovato il pupazzo l’euforia satirica sfoga nel rogo del Re Giorgio, simbolo conclusivo della solennità ben poco formale, bensì rivolta alla collaborazione spontanea del pubblico, coinvolto attivamente. Dunque, il carattere spontaneo del festeggiamento e l’improvvisazione della comunità rendono il Carnevale di Bosa non solo una ricorrenza attesa dal popolo, ma la vera e propria festa della comunità.

 

01 gennaio 2016

Veronica Pastore
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