Oltre la maschera della Sartiglia

Foto di C. Verazza

Dietro le quinte della giostra più celebre della Sardegna

Volti tesi, sorridenti, esultanti. Abbracci di sincera amicizia o d’amore vero. Sguardi sottratti al tempo e resi unici da uno scatto cercato affannosamente e, infine, trovato. Divertimento, leggerezza e garbata civetteria: tutti attimi colti da Cristiana Verazza nell’ultima Sartiglia che, con piacere, proponiamo nel nostro mensile.

Abbiamo incontrato Cristiana nella sua grande casa di Sanluri e le abbiamo chiesto di raccontarci anche a parole, oltre che per immagini, la sua esperienza, piuttosto singolare, dell'anno scorso.


La tua Sartiglia 2015 è decisamente originale e diversa, scatti insoliti, momenti quasi intimi dei protagonisti, come mai hai scelto di documentare il lato meno “solenne” della manifestazione?

Sì, volevo andare "oltre la maschera" per mostrare anche agli altri amanti della giostra, i volti celati di coloro che in quei giorni diventano un po' gli "eroi" di tutti.


Le tue foto sono amatissime sul social per eccellenza. Deve essere fantastico sentirsi così gradita dal pubblico. Tu come ti senti?

Bene, benissimo, anzi non mi aspettavo un tale successo! Per me, quasi 900 like, sono un grandissimo risultato! Considerato che la mia è stata una Sartiglia "alternativa" a causa di un guasto che mi ha costretto ad usare un mezzo a cui non potevo chiedere troppo, mi pare che i risultati siano stati soddisfacenti.


La tua passione per Sartiglia e per la fotografia sta diventando sempre più importante, a giudicare dai tuoi scatti.

La passione per la Sartiglia l’ho sempre avuta, ma la fotografo solo da quattro anni. Ogni volta è come tornare a trovare dei vecchi amici dai quali mi sento simpaticamente accolta e che mi lasciano libera di fotografare come piace a me. Vivo l’evento come se fossi oristanese ma con la "peculiarità" di non esserlo. Ciò significa non avere condizionamenti o preferenze per un Gremio piuttosto che per un altro.

Mi piace ogni fase della manifestazione e condivido con tutti o quasi questa gioia. L’amore per la fotografia è invece vivo e scalpitante: vorrei solo poter avere più tempo da dedicarle, perché fare fotografia significa cercare costantemente quella perfezione che ho quasi la certezza di non raggiungere mai. Il percorso è perciò sempre nuovo ed eccitante.


Cosa ti diverte e cosa ti emoziona di più?

Ciò che mi diverte davvero tanto è il rapporto caloroso e simpatico che si è ormai instaurato con tutte le persone che ritrovo ogni anno. Dai compoidoris ed ex sartiglianti agli addetti alla sicurezza, ai colleghi con i quali condivido il ristretto spazio riservato ai reporter.

Durante le pariglie, così difficili da fotografare, nascono anche dei piccoli battibecchi, leggeri come le piume dei tamburini o dei trombettieri che le hanno generate: le inquadrature invase dai pennacchi suscitano battute che sfumano sempre in prese in giro leggere e affettuose.

Siamo pur sempre a Carnevale. L'emozione nasce spontaneamente dalla bellezza dei cavalli e dei costumi perché sento che rappresentano qualcosa di unico al mondo; e che dire dell'abilità dei cavalieri? Come ho detto, amo la Sartiglia in ogni suo momento: dalla vestizione all'uscita dalla sede del Gremio, dalle corse alla stella a sa remada e alle pariglie indiavolate delle quali posso vantare alcuni scatti frontali molto belli che hanno fatto il giro dei social, spesso, in maniera impropria.

Foto di C. Verazza

In che senso impropria?

Amo fotografare e, fino ad ora, ho messo a disposizione del tutto gratuitamente i miei scatti. Per me è un vero e proprio atto d'amore. Mi fa piacere che vengano condivisi ma non mi piace ritrovarli in altre pagine, magari anche importanti, ripuliti dalla mia firma. Se sono stata un poco ingenua, d’ora in avanti mi tutelerò. Tutto il mio lavoro, pre e post produzione, ritengo che abbia un valore: non vederlo riconosciuto è una scorrettezza, se non un reato.


Come cerchi e come trovi i tuoi scatti?

Sono una grande osservatrice che cerca di fermare l'emozione in un frame. Amo particolarmente il ritratto e gli animali - la fotografia naturalistica è infatti quella che mi entusiasma di più. In questa "Sartiglia alternativa" ho fotografato uomini e animali spiando "dietro le quinte". Volevo fare qualcosa di diverso e il guasto alla macchina è stato, in questo senso, provvidenziale.


Quali sono stati i momenti più difficili?

Quando sono rientrata in albergo e ho scaricato le prime schede sul pc. "Impossibile aprire il file". "Impossibile spostare il file" e diverse altre finestre di questo genere. Ho tenuto duro e sono rimasta positiva. "Male che vada" mi sono detta "mi godo comunque la Sartiglia"; invece, due cari amici mi hanno prestato la loro macchina e, alla fine, ho portato a casa qualcosa di davvero speciale.


La foto che ti piace di più?

Alcune mi piacciono, ma quella "preferita" non l'ho ancora scattata.


La fotografia per te è un hobby, ci investi tempo e denaro. Ma cosa chiedi davvero in cambio a tutto questo lavoro?

Una rosetta. Faccio tutto questo per amore di una rosetta. Mi spiego: non si tratta solo di un pezzo di stoffa arricciato e sapientemente cucito con cui ci si adornano, per me è piuttosto un simbolo, dal valore immenso. Rappresenta la Sartiglia di ieri e di oggi nella mia vita: fotografarla da così vicino, tanto da cogliere le pieghe e i ricami di questi fiori di stoffa è qualcosa che mi commuove.

E così ho iniziato a collezionarle. Comincio ad averne una piccola schiera. È qualcosa di cui vado fiera e di cui sono gelosissima. Ogni rosetta mi è stata regalata da uno di quei cavalieri che non scordano mai di tenerne in serbo una per me. Ogni rosetta è perciò un dono, e una promessa, da parte mia, di fare sempre meglio. "Atrus Annus Mellus" è il motto con cui li saluto quando cade il sipario.

01 gennaio 2016

Claudia Corona
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