Andrea Farci, una famiglia di ceramisti

La ceramica come tradizione e patrimonio famigliare

La scuola più adatta per un ragazzo che segue un dato percorso di studi e vuole intraprendere una determinata carriera è certamente la propria famiglia. Se il giovane ha l’opportunità di avere un padre o un nonno che lavora nel medesimo settore in cui egli stesso si è specializzato, è importante che colga la palla al balzo. Chi più di un famigliare può avere interesse per il futuro di un figlio o di un nipote? Chi più di un parente conosce i desideri, i sacrifici e gli obiettivi di quel giovane?


Andrea Farci, ceramista asseminese, ha seguito le orme del padre Giuseppe, che, a sua volta, precedentemente, aveva iniziato a lavorare insieme ai suoi fratelli, Gianfranco e Gaetano, presso il laboratorio di ceramica del padre Vincenzo. Il nipote appartiene alla terza generazione della nota famiglia di ceramisti di Assemini. Terminati gli studi presso il Liceo Artistico di Cagliari, la bottega del nonno è diventata la sua casa. Ha frequentato le lezioni impartite dai suoi predecessori e ha tenuto sempre viva l’attività della famiglia.


Il nonno Vincenzo ha cominciato a lavorare nel settore della ceramica quando era molto giovane. Ha imparato i trucchi del mestiere nella scuola di un noto ceramista, originario di Bosa, vissuto tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Successivamente, ha proseguito presso il laboratorio di un altro importante insegnante, originario di Cagliari e vissuto fino alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso. Tra le tecniche apprese dal piccolo Vincenzo, c’era quella della lavorazione e della realizzazione di prodotti in ceramica mediante il "forno a muffola", grazie al quale si poteva decorare il prodotto "a caldo", sottoposto, in seguito, anche a un’ulteriore cottura.


Oltre ai classici articoli, quali vasi e piatti, Vincenzo Farci imparò a creare anche i cavallini che si trovano sopra i tetti delle case, analoghi a quelli presenti su numerose abitazioni delle zone di Assemini e Serramanna. Tali oggetti hanno valore di superstizione, perché simboleggiano l’allontanamento del malocchio, idea comune nelle tradizioni popolari.

I figli Giuseppe, Gianfranco e Gaetano hanno arricchito l’esperienza della famiglia Farci, agevolando una fama che era a livello locale, diffondendola a livello nazionale e internazionale. Tra aggiornamenti, esperienza e abilità, i tre sono riusciti a integrare altri generi di elaborazioni, come quella delle tegole a squame, collocate sui tetti delle case. Il progresso legato all’impiego di una nuova tipologia di forno, il cosiddetto "forno continuo a tunnel", e di altri importanti macchine per la produzione di opere d’arte in ceramica, ha reso sempre più attiva la ditta Farci, garantendo perfette realizzazioni artistiche.


Andrea Farci ha seguito l’impronta di suo padre e dei suoi zii, lavorando a contatto con architetti Sardi per la creazione di oggetti d’uso comune, complementi d’arredo e pavimentazioni. La maggior parte dei prodotti sono realizzati mediante i classici strumenti utilizzati dai ceramisti, quali tornio e stampo. Questa è la prassi quotidiana. Ma, poiché tutto ruota intorno alle richieste dei clienti, può capitare che la famiglia Farci realizzi anche altre tipologie di articoli, per esempio pavimenti che richiedono un percorso lavorativo legato al "grès porcellanato", tecnica di esecuzione delle piastrelle.


La clientela turistica è di fondamentale importanza, perché, nelle zone prettamente escursionistiche e folcloristiche, si può notare un maggiore afflusso e un conseguente desiderio di vedere realizzati dei prodotti in ceramica. Si possono consultare dei cataloghi in cui sono proposti vari generi di oggettistica, che comprende una varietà di rappresentazioni che va dal diverso colore all’aggiunta di un particolare che fa la differenza. La creazione ex novo di un oggetto molto semplice richiede una durata di venti giorni. Se l’argilla è ben conservata, può durare nel tempo.


Anche i giovani che frequentano i corsi di formazione possono creare, dal nulla e senza un’esperienza di lunga durata, un’opera d’arte. Ma crescere tra dei colossi dell’artigianato è sicuramente un vantaggio non indifferente.

01 settembre 2015

Sara Atzori
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