I cestini della tradizione sarda

L'arte dell'intreccio a Sinnai

Ai piedi del promontorio del monte Serpeddì, sorge Sinnai, il paese dei cestini di fieno e giunco. Qui l'arte dell'intreccio si unisce alla manualità di un'artista creativa, la cui passione per la lavorazione artigiana del giunco, dà vita a vere e proprie opere d'arte.


Alessandra Floris da vent'anni dedica la sua vita a creare "su strexiu de fenu", il corredo di cesti e setacci necessari per la preparazione del pane. Cestini lavorati col sol tocco di una mano esperta e ferma, capace di gestire e assecondare il naturale "filo da cucito" da lei stessa raccolto ed essiccato, quale è il giunco, quella particolare pianta dal significato etimologico di derivazione latina dal verbo jungere, cioè legare; usato, infatti, ab origine per la creazione di cesti e legacci.


Non esistono macchine da lavoro per la cestinaia tradizionale, ma solo un punteruolo tenuto tra il mignolo e l'anulare, finalizzato a coadiuvare la lavorazione della pianta erbacea, che lega a sé il fieno e consente la creazione del cestino secondo una modalità circolare che assecondi il naturale dispiegarsi del caratteristico filo da cucito. Infatti, ciò che contraddistingue l'artigiana sinnaese è la produzione propria del giunco, curato dalla coltura all'essicazione fino alla lavorazione per creare l'opera finale, quale è il cestino della tradizione sarda del suo paese.

- La lavorazione. Di propria cura la raccolta, l'essiccazione e la preparazione del giunco: Signora Floris può spiegarci quali sono le fasi della realizzazione del giunco, anche detto "filo da cucito" delle cestinaie?

La piantagione ha inizio nel mese di gennaio, attraverso una semina fitta, fatta a mano. Essa consente di lasciare uno spazio ristretto tra un seme e l'altro, rigorosamente seminati a mano, evitando la crescita di erbacce che fanno morire il raccolto e predisponendo la coltura verso la nascita di steli fini. Per creare steli lunghi, invece, si ha bisogno di un cespuglio grande: se si ha un cespuglio con il solo aculeo è sintomo di morbidezza, mentre la rigidità è caratteristica del cespuglio con fiore e aculeo.

Dal cespuglio si scelgono solo i culmi fioriti. Il giunco, a differenza del fieno che non deve entrare in contato con l'umidità, ha bisogno di una terra particolarmente ricca, ossia concimata, e, soprattutto, della vicinanza di acqua salmastra. Il giunco viene colto a giugno, con un movimento di estrazione lineare e morbido in modo da non piegarlo. Al momento dell'estrazione i giunchi sono verdissimi e vengono estratti a uno a uno. La parte che sta sottoterra è la migliore, poiché è bianca.

Ci si accorge dell'esatto grado di maturazione quando non è necessario forzare per estrarlo e non presenta più una "camicia" bianca di copertura. Si elimina quindi l'estremità fiorita e lo si sottopone al processo di essicazione che dura fino a un mese e mezzo. Il giunco di qualità meno fine sarà integrato nel fondo del cesto, in cui sarà poi inserito il tessuto, sotto il quale solitamente viene utilizzato il fieno, in modo che il cestino non diventi troppo pesante.
 


- Il giunco, una volta essiccato, è pronto per la creazione del cestino?

Una volta essiccato il giunco deve essere innanzitutto "smazzau", ossia viene eliminata la parte midollare fino a fargli raggiungere lo spessore giusto. Infatti per su strexiu fini lo si taglia, nel senso della lunghezza, in otto o dieci parti, mentre per su strexiu grossu fino a un massimo di quattro parti.

Si lavorano singolarmente perché non tutti hanno la stessa struttura midollare ed è necessario rispettarne le pieghe naturali, tant'è che talvolta alcuni non sono dritti e dunque vanno scartati perché risulterebbero inutilizzabili per la cucitura. Per ottenere steli sottilissimi si usa poi il punteruolo, tipico attrezzo a forma di "T".

Una volta sfibrato, è necessario bagnarlo, ma non per mezzo di un ammollo totale bensì si bagnano due dita e lo si tocca in modo leggero. È necessario bagnarlo per preservarne l'elasticità, poiché asciutto si spaccherebbe.
Si inserisce, poi, in un contenitore basso con al centro una ciotola in alluminio contenente zolfo giallo, mentre il giunco si dispone lungo i bordi in modo che non tocchi la ciotola. Si incendia quindi lo zolfo, tenendo e parzialmente coperta la ciotola: l'effetto del fumo consiste in un'azione disinfettante e sbiancante.

-L'altro materiale tipico dei cestini da lei realizzato tradizionalmente è il fieno. Cosa s'intende per "covone"?

È un mazzo di fieno grezzo da lavorare, tagliato con la falce, da cui ricavare sa mannuga, cioè la quantità di steli di grano che stanno in una mano. Vanno messi dritti "spiga su spiga" poiché nella fase successiva della battitura, si batte solo la testa della spiga. La cadenza deve essere leggera, non si deve frantumare il chicco, ma lo si deve estirpare delicatamente. Una volta finita la battitura, si ricompone il mazzo in modo lineare con due legacci e si taglia il superfluo, per poi unirlo agli altri e fare il fascio. Una volta pronto sarà scamiciato, cioè privato della cosiddetta "camicia", copertura che lo protegge dal sole.


- Quali sono le varietà di cestini della tradizione sarda da lei realizzabili?

Si distingue su strexiu grossu da su strexiu fini. Entrambe le tipologie presentano sia la forma concava che quella piatta di diversa grandezza. Si differenziano perché il primo ha la corona grossa, punti larghi e lo spessore del giunco è grosso. Inoltre, il tessuto usato è comune, di qualsiasi colore e senza disegno. Tradizionalmente, veniva ornato da un nastrino di cotone sia nel margine superiore che nel piede. Tra i cesti di forma piatta abbiamo la Palinedda che cambia il nome a seconda della grandezza in Palini e Canisteddu. Per quanto riguarda i cesti di forma concava, invece, abbiamo sa Crobixedda e Sa Crobi manna. Si tratta di contenitori che venivano utilizzati per il pane e per la pasta fresca.

La forma piatta serviva per far lievitare il pane che, una volta cotto, veniva posto in quella concava. Sa disqua, invece, è un cestino con allaccio di base che serve per drenare i liquidi del formaggio. Infatti, è fatto esclusivamente di giunco che, nascendo in terra umida, reagisce bene al prodotto. Su strexiu fini, invece, fungeva da decoro, per i corredi dei bimbi delle famiglie agiate. É caratterizzato dall'uso del broccato, il rosso scarlatto e le scene di caccia e di danza. Tra le tipologie ricordiamo il portadolci, sa pallinedda, sa crobedda, su coffinu e l'ovale.


- Per le sue creazioni utilizza anche il giunco colorato?

Sì, ho fatto un corso per imparare le tecniche per la tintura delle fibre naturali. Col giunco colorato gli ornati devono avere motivi ampi e poco dettagliati, altrimenti si corre il rischio che siano confusionari. La cranista per esempio è fatta con giunco colorato, originariamente di forma tonda o ovale con fodera celeste o rosa ed eventuali frasi da decoro. É destinata a contenere il primo corredino del neonato.


- Fermo restando sulla sua attività artigianale primaria, quale la creazione dei tipici cestini sinnaesi, quali sono le sue novità?

Realizzo orologi, specchi, gioielli e coperture per borse con gli stessi materiali dei cestini tradizionali sardi e svolgo, inoltre, attività di restauro dei cesti antichi. Un'attività tradizionale, dunque, che si unisce al tempo d'oggi con nuove opere artistiche, facendo però rivivere nelle trame dei cesti la cultura di un paese rinomato per la sua dedizione all'artigianato e alla cultura dell’Isola.
 

01 settembre 2015

Veronica Pastore
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