Arresojas e leppas

Un artigianato tradizionale che vanta una storia millenaria

La siderurgia in Sardegna ha origini preistoriche. L’antichità della terra sarda, infatti, ha assicurato ai suoi abitanti una ricchezza di minerali estratti fin dai tempi più remoti.
Perciò, oggetti di metallo e quindi l’attività dei fabbri artigiani sono sempre stati appannaggio d’ogni paese, oltre al significato simbolico attribuito ad alcuni oggetti e in particolare, al coltello.


La “balentìa” (il valore, ossia una commistione di abilità, coraggio e saggezza) è immediatamente riconosciuta attraverso i coltelli a serramanico, sfoderati orgogliosamente per tagliare il pane, il formaggio oppure nella macellazione del maiale (una vera cerimonia, che coinvolge la famiglia e gli amici), delle pecore e gli agnelli o della cacciagione.
Gli artigiani più esperti e creativi sono quelli di Pattada (NU) e Guspini (CA) che realizzano opere davvero degne delle collezioni più raffinate.

Foto di R. Brotzu - http://www.sardegnadigitallibrary.it/
Foto di R. Brotzu - http://www.sardegnadigitallibrary.it/

In principio rustiche, forti, dalla lama a spatola e dal manico di corno, ciliegio e ginepro, coi riporti in ottone o rame festonato, chiamato “arresòia” o “resòlza”, fedele compagna del contadino, del pastore o anche della massaia, sono pian piano divenute sempre più accurate per la scelta del metallo, per la lama e per la lavorazione del manico.


Dire “pattadese” è ormai diventato sinonimo di coltello speciale, adatto a fendere qualsiasi cosa. Da quelle più piccole a quelle più grandi (attenzione, perché potrebbero essere oggetto di contestazione da parte delle forze dell’ordine, se la lama supera una certa lunghezza), esse escono attualmente dalla fucina dell’artigiano come se uscissero dal laboratorio d’un orafo esperto.
 

A Pattada, la lama viene lavorata a caldo tra l’incudine e il martello con colpi destri e precisi dal fabbro che la modella a forma di foglia e che è conosciuta col nome di “flama”. Rifinita con la lima alla mola, è poi affilata con nafta e tela smeriglio.

Foto di E. Messina - http://www.sardegnadigitallibrary.it/
Foto di E. Messina - http://www.sardegnadigitallibrary.it/

Infine, essa viene temperata ed è qui che si rivela la bravura dell’artigiano. Ognuno di essi ne possiede il segreto che produce poi la virtù particolare d’ogni coltello. 
Il manico, tra i quali il più raffinato è certamente quello di muflone nero, è lavorato con la sega a “voltino”, poi passata alla fiamma per ammorbidirlo ed, infine, modellato tra due lastre di ferro.


Montato poi sulla lama, con un chiodo che fissa l’anello di ottone, quest’ultimo viene decorato coi motivi propri ad ogni fabbricatore.


Ogni anno migliaia di visitatori si recano a Pattada per conoscere quest’arte presso i produttori, oppure ammirano l’esposizione, organizzata a Guspini, semplicemente per curiosare oppure per acquistare i pezzi mancanti alle loro collezioni.

01 settembre 2015

Andrea Concas
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