Il Museo del banditismo di Aggius

Una delle eccellenze museali nazionali

Aggius, attraente centro gallurese che si può fregiare della bandiera arancione del Touring Club per il turismo dell’entroterra, è una meta imperdibile per il turista che si addentra in Gallura. Ha, infatti, un bellissimo centro storico, con le sue solide case di granito e i vicoli ben curati, intatto nella sua antica struttura e incredibilmente ben conservato e a una natura circostante altrettanto affascinante.
 

Le caratteristiche cime seghettate che sovrastano il centro abitato e la famosa Valle della Luna, (chiamata così per la particolare forma delle rocce e dei sassi che vi si trovano, simili appunto a un paesaggio lunare), sono solo due dei tanti luoghi incantevoli che questa parte di Gallura offre. Non poteva mancare in un simile contesto un museo e quello che si trova ad Aggius è complesso museale straordinario che offre anche un qualcosa di incredibilmente insolito: una parte è infatti interamente dedicato al banditismo.


 

Foto di L. Gana
Foto di L. Gana

L’esigenza di creare un museo attorno alla figura del bandito nasce verosimilmente dalla storia di questo territorio, colpito come gran parte dell’entroterra sardo, da questo fenomeno.
 

Proprio ad Aggius si è consumata quella che passò alla storia come “la madre di tutte le faide sarde”, che vide contrapposte le famiglie dei Vasa e dei Mamia con la lunga scia di sangue che ne conseguì: ottanta mortinel giro di pochi anni, dal 1849 al 1857.
 

Ruolo chiave in questa faida ebbe avuto Sebastiano Tansu, “lu mutu”(il muto), sicario preferito del cugino Pietro Mamia, la cui fama di spietato e infallibile esecutore che non conosceva il perdono, ebbe avuto unanime riscontro sia nella letteratura che nella tradizione popolare.

 

Molta della fama di Sebastiano Tansu la si deve a Enrico Costa, uno dei più grandi romanzieri sardi che trent’anni dopo la sua morte riuscì a ritagliargli un posto nella storia, alimentandone la leggenda grazie al suo celeberrimo romanzo: Il muto di Gallura.

 

Lo stesso Costa scrisse una seconda opera dedicata ad altro famigerato bandito, Giovanni Tolu di Florinas, dal titolo: Giovanni Tolu, storia di un bandito sardo raccontata da lui medesimo. Anche Marcello Fois, altro grande scrittore sardo, dedicò un bellissimo romanzo al famoso bandito di Arzana Samuele Stocchino: Memoria del vuoto.

 

Se sul fronte letterario la figura del bandito ha trovato spesso un terreno fertile, non è da meno sul versante popolare, in quanto spesso e volentieri veniva assimilata all’immagine del ribelle e del diseredato, caduto in disgrazia per motivi d’onore e comunque meritevole di rispetto e protezione.

 

Il rischio nel quale un museo di questo genere poteva incappare era quello di mitizzare enormemente la figura del bandito ed esaltarne le sua gesta.  Il museo del banditismo di Aggius riesce ottimamente ad evitare questa problematica ergendosi a luogo di vera testimonianza storica, in un coacervo di fatti, leggende, drammi e riabilitazioni, mettendo in evidenza gli aspetti negativi del banditismo proprio per esaltare il valore della legalità.

Foto di L. Gana
Foto di L. Gana

Il museo, allestito nel centro del paese, nel palazzo della vecchia Pretura, in un groviglio pregevole di stradine e vicoli, si compone di quattro sale. Nella prima sala è presente una ricostruzione di un ufficio dei carabinieri risalente all’Ottocento, dove spiccano le fotografie e le biografie dei vari banditi.

Nella seconda sala compare la teca del già citato Muto di Gallura,con i suoi oggetti e qualche disegno nel qualeemergono le strade del paese dove furono compiuti gli omicidi, alcuni costumi d’epoca, "ferri da campagna" (le vecchie manette), coltellacci e altri oggetti utilizzati dai banditi durante la latitanza.

Nella terza e quarta sala oltre ad una pregevole esposizione di svariati tipi di armi da fuoco, appartenute sia ai banditi che ai carabinieri, si possono osservare anche alcuni documenti che attestano le condanne inflitte ai fuorilegge.

 

La storia della Sardegna è stata scandita nel corso del tempo da avvenimenti criminali memorabili che vanno dall’ammutinamento della Gallura, alla notte di San Bartolomeo del 14 maggio 1899, dal conflitto a fuoco di Morgogliai, alla disamistade di Aggius e Orgosolo.

La storia di questa terra è fatta anche di queste vicende. Ha visto la comparsa e la scomparsa di banditi spietati, figli anche di un malessere sociale che nell’Ottocento è esploso in modo dirompente.
 

Oggi oltre ai vari cimeli all’interno del museo restano le storie dei più grandi criminali di Aggius e del Logudoro alle quali si unisco idealmente in un discorso che abbraccia tutta l’isola, quelle dei più grandi banditi sardi su cui spicca sempre il proverbiale soprannome. Alle vicende dei già citati Sebastiano Tansu e Giovanni Tolu si uniscono quelle di Samuele Stocchino, la “tigre d’Ogliastra”, Vincenzo Fancello detto “Berrina” e Giuseppe Lovicu, con i loro efferati delitti e le loro tragiche morti e le storie delle interminabili latitanze di Salvatorangelo Dettori, “il bandito buono”, Giovanni Corbeddu di Oliena, “il re del bosco”, Luigi Fresi “Laìcu Roglia” e Liberato Onano “Liberau”, che hanno vissuto nella macchia gli anni migliori della loro vita.

 

Storie che parlano di scelte, di onore e di crudeltà, figlie di quel codice non scritto che ha da sempre caratterizzato la vita d’intere comunità agro-pastorali, dove al torto subito si reagiva talvolta con la ribellione violenta e dove un piccolo accidentale elemento poteva cambiare per sempre, tragicamente, il corso di una qualunque esistenza.

Anche questo è tenuto a testimoniare un museo. Anche questa è storia. Una storia quella del banditismo sardo dallefrontiere mai troppo marcate, dove inevitabilmente si sconfina nella leggenda anche attraverso il lascito di alcune stupendi frammenti letterari quali la sbalorditiva intervista fatta dal più grande poeta sardo, Sebastiano Satta al famoso bandito di Usini, Francesco Derosas e lo straordinario appunto di Antonio Gramsci sull’intramontabile aurea romantica che un certo tipo di banditismo proietta ancora oggi, definendo la prima delinquenza sarda come “occasionale e passionale”. Modi barbarici certo, ma che conservano qualche tratto di generosità e grandezza.

Emilio Lussu infine pose l’accento sul fatto che se una tradizione di violenza esisteva, essa era una difesa ai conquistatori perché se lo Stato è sempre stato assente in Sardegna,il suo braccio armato, di contro, fu sempre presente.

Per questo attorno al bandito sardo dell’Ottocento si è creato questo interesse. Perché quel modo di delinquere non aveva nulla a che fare con la perversione morale alla quale si è andati incontro negli anni successivi.

La disaffezione per la giustizia, la ribellione alle proverbiali ingiustizie continuamente perpetuate al popolo e il totale stato di abbandono in cui versavano intere comunità, contribuirono ad innescare inevitabilmente questo fenomeno che tra innumerevoli aspetti negativi, si è trascinato e si trascina ancora questo leggero sentore di tragico romanticismo e poeticità.

 

Ad Aggius è possibile rivivere tutto questo e altro ancora. Questo comune è tra i quattrocento borghi più autentici d’Italia. Offre un polo museale a crescita illimitata eccellente, con varie strutture all’interno del paese, dodicimila visitatori l‘anno e ventidue laboratori attivi. É tra i primi dieci musei “assolutamente da visitare in Italia” per la rivista Marco Polo Travel e si trova all’undicesimo posto tra i piccoli grandi musei della piccola grande Europa.

 

Per info e prenotazioni: www.museodiaggius.it

Tel. 079621029

01 luglio 2015

Mauro Cuccu
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