I Goccius de su gloriosu martiri Sant’Efis

Una Chanson de geste

Le testimonianze di chi, ogni anno, assiste al canto, in genere accompagnato dalle launeddas, nella chiesa di Stampace dedicata al Santo, sono turbate, cariche di commozione sincera. E questo perché nell’udire le parole di lode e invocazione “Protettori poderosu, De Sardigna speziali, Liberainosì de mali EFIS Martiri gloriosu” già ci si sente al sicuro.

In anni agitati e turbolenti, in cui l’impero romano d’occidente vacillava sotto i colpi delle invasioni barbariche e si martoriava in lotte per il potere, il monoteismo cristiano guadagnava terreno e seguaci, malgrado le persecuzioni e le crudeltà a cui spesso erano sottoposti i convertiti, seguendo umori e gusto per lo spettacolo circense della Roma degli anni prossimi alla sua dissoluzione.

E così, come avvenne a Saul di Tarso, meglio noto come Paolo, persecutore di cristiani, sulla via di Damasco, anche Efisio, messo a capo di una milizia romana da Diocleziano, spietato nemico dei cristiani più per noia che per convinzione della loro pericolosità, dopo aver combattuto e vinto i barbaricini, giunto a Cagliari, denuncia pubblicamente la sua conversione. La narrazione del Presbitero Mauro (o Marco) nella Passio Sancti Ephysii non dice molto, a parte riportare, sul modello del martirio di un altro santo, gli ultimi istanti e reazioni miracolose alle torture da parte di Efiso a cui egli ha assistito come testimone oculare. La croce impressa sulla mano destra, come vediamo ancora oggi nella statua – anche se esiste quella “sballìada”, sbagliata, che la riporta sulla sinistra, -  testimonia di un cambiamento convinto e dichiarato alla madre e all’imperatore, insomma un “outing” in piena regola. Arrestato e processato, fu condannato al taglio della testa. Cosicché a Nora, nel 303 (o 313?), la condanna fu eseguita.

Prima di morire, come ci racconta il Prete Mauro presente al prodigio, egli rivolse una preghiera a Dio raccomandandogli di avere un riguardo particolare per la città di Cagliari e “E quanti fra loro soffriranno per qualche malattia, se verranno nel luogo dove sarà posto il mio corpo, per recuperare la salute o se altrimenti si troveranno stretti dai flutti del mare o saranno oppressi da popoli barbari o saranno rovinati da carestie o da pesti, dopo aver pregato me, servo tuo, siano salvi per Te, Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, Luce dalla Luce, e siano liberati dalle loro sofferenze”. 

 

Un eroe. Un vero cavaliere che annuncia le virtù di quelli che, più avanti, animeranno le chansons de geste, Roland primo fra tutti, morto per tradimento nella lotta contro i saraceni e prelevato da due arcangeli, Michele e Gabriele, per giungere salvo in Cielo. Efisio è difensore dei deboli, protettore degli oppressi, investito da straordinarie capacità. Basta ascoltare con attenzione il bel testo dei Goccius de su gloriosu martiri Sant’Efis per riempire i vuoti della storia e conoscere la vita e le gesta del Martire Efisio.
 

I goccius o gosos, dal latino gaudium, sono Lodi cantate al santo, espressione di devozione alta e emotivamente trascinante. La storia di Efis è quella. Le testimonianze di chi, ogni anno, assiste al canto, in genere accompagnato dalle launeddas, nella chiesa di Stampace dedicata al Santo, sono turbate, cariche di commozione sincera. E questo perché nell’udire le parole di lode e invocazione “Protettori poderosu, De Sardigna speziali, Liberainosì de mali EFIS Martiri gloriosu” già ci si sente al sicuro. Le parole “poderosu”, forte, capace, e “gloriosu”, nella gloria del Signore pieno del suo Spirito, ci incoraggiano, riempiono il cuore di speranza. Perché la devozione a Efisio, questo asiatico venuto da Gerusalemme, santo dall’aspetto delicato, con i baffetti alla spagnola e i capelli boccoluti, che avanza in processione carico di monili offerti dai fedeli che dondolano sul petto, agganciati alle vesti, al pizzo della camicia e al mantello rosso,  è grande, speciale, straordinaria, unica. E poi su Gocciu racconta cosa gli è accaduto. 
 

Dalla nascita a Elia, “accanta de Antiochia”, fino ai trent’anni, età critica come era stata per Gesù di Nazareth. Giunto in Italia, in un luogo in cui si erano accampati dei cristiani, sente parlare per la prima volta del Dio del Cielo. E qui avviene un fatto straordinario “Unu raju e tronu spantosu” un fulmine e un tuono lo spaventano e lo inquietano. Ma non basta “A su tronu, raju, e luxi Bieis in s’aria una gruxi, E un’atera in sa manu” ecco che al tuono e al fulmine segue una luce e Efisio vede una croce nell’aria. Il Capitano è sempre più pensieroso, stordito. Ma si riprende, benché ormai è avvenuto l’irreparabile, egli è ormai “Cristianu segretamenti”.
 

L’avventura continua in Sardegna, d’altra parte ha ricevuto ordini da Diocleziano: l’isola va messa in sicurezza, i barbaricini sono ribelli e anche Arborea non è da meno. Efisio fa il suo dovere. Egli è 

“Capitanu giai valenti
De Deus cun talis azionis
Suggettastis is Nazionis
De sa prus barbara genti:
E de inni gloriosamenti
A Casteddu vittoriosu”.

Il suo valore è dunque indiscutibile, vince sui barbari e giunge, circondato dalla gloria delle sue gesta, a Cagliari. Ma la città gli sarà fatale. Nel pieno della sua felicità e del suo fervore per la nuova fede, quella della dolcezza e dell’amore uguale per tutti, quella della resurrezione delle anime, Efisio comunica la sua conversione all’Imperatore. E così inizia il suo martirio. Arrestato e imprigionato, un Angelo del Signore lo visita nella sua cella e gli dà la forza per resistere alle torture: “A bastonadas is palas (…) nudu in mesu e sa genti (…) cun puntas de ferru callenti Os raschiat nerbius, e venas”. Bastonate sulla schiena, nudo tra la folla che lo deride, torturato col ferro arroventato, Efisio è rigettato in prigione. È in fin di vita. Ma l’oscura e fetida spelonca in cui langue, diventa per lui chiara e limpida come il cielo: l’angelo gli fa visita ancora una volta, lo conforta e lo cura con amore. Vedendo, il giorno successivo che Efisio è sano e sta bene, il suo persecutore, Giuliu Prefettu, è preso dal panico. E fugge, pieno di paura. Efisio, nel fondo della sua cella malsana, sarà però tormentato dal successore di Giuliu, Flavianu che gli infligge i “setti turmentus Inumanus, e sangrientus Os cundannat po Cristianu” i sette tormenti disumani. Ed ecco che la condanna a morte infine arriva. Efisio, il cristiano che non teme di morire, fa inferocire Flavianu:

 

“Custu barbaru inflammau
A vista de tanta passienzia
Os fulminat sa sentenzia
D’essi in Nora degogliau:
E de su Xelu animau
Offreis su zugu preziosu.”

 

Questo barbaro incollerito, vedendo tanta pazienza, lo fulmina con la sentenza di condanna alla decapitazione. Condotto a Nora, è giustiziato. Ma non ha paura, né Efisio è animato da odio: egli offre il suo collo al boia col desiderio di raggiungere il Cielo.  La storia raccontata nei Goccius, modulata con ritmo uguale e continuo, commuove ancora i sardi che da tutta l’isola giungono a Cagliari il Primo di maggio di ogni anno da quella prima volta del 1656 in cui Efisio, fedele alle parole pronunciate al Presbitero Mauro che le raccolse, e come un coraggioso cavaliere protettore della verità e della giustizia, liberò dal male la Sardegna. Allora fu la peste, poi i francesi nel 1793, e poi la guerra, e poi..
Efisio, protettore di Casteddu, fu sepolto sul posto del suo martirio, dove una chiesetta fu costruita e donata, in seguito, ai Vittorini di Marsiglia nel 1089. Le salme di Efisio e Potito, anche lui martire cristiano sepolto nella stessa chiesa, furono traslate a Pisa e deposte nel camposanto dove la vita di Efisio è stata dipinta da Spinello Aretino. Il motivo della scelta di Efisio, un orientale, come preferito dai sardi, è un mistero. Un mistero che si esprime con la medesima liturgia, uguale e rassicurante, ogni anno. I Goccius de su gloriosu martiri Sant’Efis è la bella e avventurosa storia d’un eroe invitto, immortale, puro, coerente, che viveva nell’idolatria e che la luce di Dio ha illuminato tramutandolo in testimone di fede. Se avessimo dei dubbi sull’immortalità, Efisio ci rassicura del contrario. Viva Sant’Efis!

I Goccius sono custoditi presso la Mediateca del Comune di Cagliari.

25 aprile 2015

Claudia Corona
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