La cripta del santo tra storia e tradizione

Il luogo della carcerazione del martire guerriero

Quartiere di Stampace. Via Sant’Efisio, civico 34. Un piccolo portoncino in legno scuro sul quale campeggia una scritta latina: Carcer Sancti Ephysi M. Si scende nove metri sotto il manto stradale attraverso una ripida scalinata e si accede a un ipogeo interamente scavato sulla roccia calcarea. Una stanza rettangolare, il cui soffitto è sorretto da due pilastri. 

Foto Sardegna Digital Library http://www.sardegnadigitallibrary.it/
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Secondo la tradizione, questo è il carcere dove il santo guerriero sarebbe stato rinchiuso e torturato prima del suo trasferimento a Nora dove fu decapitato. Poche luci soffuse, penombra, silenzio e il calore della roccia viva. Una scritta in latino richiama il santo. Colpisce subito la presenza di un altare di marmo del Seicento, in buono stato di conservazione, al cui lato si trova una piccola nicchia, sbarrata da un cancelletto. Al centro è presente un’esile colonna alla quale, secondo la tradizione, sarebbe stato legato il santo e avrebbe subito la flagellazione per non aver rinnegato la sua fede.


L’archeologo Taramelli, in seguito a uno studio condotto sull’ipogeo, nel tentativo di rinvenire tracce riconducibili a un ipotetico carcere, si trovò subito a scartare l’ipotesi che il vano sotterraneo fosse destinato a una cisterna per la raccolta dell’acqua o che fosse una cripta funeraria. Il motivo è che non trovò nessun segno di tombe ricavate sulle pareti. A conferma del fatto che il luogo fu antico - risalente al I secolo d.C. - fu il ritrovamento di alcune monete riconducibili a quell’epoca. Pertanto, il luogo poteva sicuramente essere adibito a qualche culto pagano, nella fattispecie al culto della Dea Iside. Un pozzo scavato nel pavimento sarebbe la conferma di questo.
 

Nei primi anni del Seicento, quando l’interesse di trovare reliquie di santi e martiri tornò prepotentemente in voga, in seguito ad una campagna di scavi, fu rinvenuto uno scheletro che venne attribuito al martire Edizio, un soldato, fedele alleato di Sant’Efisio. Ad avvalorare la tesi che si trattasse effettivamente del martire vi fu un’iscrizione, rinvenuta in una lastra: Bonae Memoriae Editiu, che non lasciava alcun dubbio.

Foto Sardegna Digital Library http://www.sardegnadigitallibrary.it/
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Questo luogo, tra storia e leggenda mantiene incredibilmente vivo il suo fascino. Attualmente, è chiuso al pubblico e viene aperto occasionalmente durante i festeggiamenti del santo. In epoca moderna, fu utilizzato dai cagliaritani, insieme ad altre grotte sotterranee, come rifugio per sfuggire ai bombardamenti aerei durante Seconda Guerra Mondiale.

Oggi della cripta rimane quest’aura mistica indelebile. Il ricordo del martirio, della punizione, della fustigazione di Sant’Efisio, avvenuta in questo buio sotterraneo, resta vivo per i cagliaritani e rimane una tappa fondamentale per rinnovare il ricordo delle sofferenze patite dal loro santo guerriero.

26 aprile 2015

Mauro Cuccu
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