La campana sommersa

Il miracolo dei rintocchi della campana trafugata

Tanti e tanti anni fa, a Ghilarza, nel Barigadu, cuore della Sardegna, dove la montagna incontra la pianura e i venti freddi del nord incontrano lo scirocco del Campidano, venne costruita una chiesetta bianca, dedicata a Santu Antine, che si diceva avesse portato tanta fortuna agli abitanti del paese. 
I rintocchi della sua campana di bronzo, che chiamavano i fedeli alla preghiera, si libravano sopra le foreste di lecci e sughere giungendo fino alla sponda opposta del fiume Tirso. Qui si trova Ulà e a quel tempo Ulesi e Ghilarzesi non andavano molto d'accordo.


"Meglio un morto in casa che un Ghilarzese fuori dalla porta!" dicevano gli uni, e gli altri, di rimando, "Se quando stai per sparare a una volpe vedi un Ulese, lascia scappare la volpe!" Rancori di campanile, di cui, ora, fortunatamente, non rimane più traccia.

Foto di E. Picozzi http://www.sardegnadigitallibrary.it/
Foto di E. Picozzi http://www.sardegnadigitallibrary.it/

Fu in una sera di marzo che un gruppo di giovani ulesi udirono i rintocchi dell'Angelus da quella campana che, sfacciatamente, baluginava al di là del Tirso. I ragazzi guardavano e ascoltavano rosi dall'invidia, inondati dalla luce del tramonto.


Il più ardito balzò, nel suo corpetto ricamato, rutilante in quella luce d'oro, in mezzo al gruppo: "Avremmo la campana se solo ce la andassimo a prendere". Fu allora che sa Mama 'e su 'Entu cominciò a scuotere le gocce di rugiada che le avevano inumidito il velo. Il suo stomaco vuoto borbottò, ma ai giovani parve un tuono in lontananza.


Furono subito tutti d'accordo per l'indomani: chi avrebbe messo a disposizione la barca, chi le funi, un altro avrebbe portato le coperte, un altro ancora avrebbe fatto in modo che si sarebbe trovato un carro al di là del fiume, non sarebbero mancati neppure una lampada, l'acquavite per scaldarsi, un amuleto contro la mala sorte...


All'ora convenuta balzarono giù dal letto e si avviarono rapidi, curvi sotto i neri mantelli d'orbace, protetti dal buio e dalla pioviggine che era caduta tutto il giorno.
Levarono gli ormeggi e, dalla banchina deserta, la barca scivolò, sbandando, verso il centro del fiume.

Foto di A. Chiaramida http://www.sardegnadigitallibrary.it/
Foto di A. Chiaramida http://www.sardegnadigitallibrary.it/

Sa Mama 'e su 'Entu si era levata insieme a loro quella notte. E mentre, furtivi, organizzavano i preparativi, li osservava attendendo il momento più opportuno. Remavano controcorrente, ignari, animati dalla baldanza della gioventù, fino alle luci di Tadasuni.


Guizzanti come faine giunsero alla chiesa. La campana era là, occhieggiante sotto la luce dei lampi lontani. Sotto gli occhi di Santu Antine, che nulla poté fare per loro, compirono il gesto blasfemo. Accecati dalla cupidigia non videro il santo levare le braccia al cielo per tentare di impedire quanto stava per accadere.


Dita invisibili li aiutarono a sollevare la campana e a trasportarla, rapidi, sulla barca. Celata dalle tradizioni popolari che l'avevano ridotta a uno spauracchio per bambini, la dea si levò allora in tutta la sua magnificenza chiamando a raccolta i venti suoi figlioli affinché banchettassero insieme a lei.


Quando venne la piena, cielo e terra mugghiarono e si schiantarono nel fulmine, i lampi avvampando mostravano gli alberi che parevano mani adunche pronte a ghermirli.
L'onda prese un enorme slancio prima di saltare, correndo lungo tutto il Tirso, poi scattò sotto di loro, sollevandoli in aria.
La barca ricadde, restando miracolosamente a galla. Aggrappati ai remi, a ogni balenare dei lampi lanciavano occhiate a riva per vedere quale distanza li separasse dalla salvezza; mentre il più alto di loro dava ordini allo sparuto equipaggio affinché la barca mantenesse l'equilibrio. Ma tutte le loro fatiche sembravano inutili.
La dea stava per saziare la sua fame immonda.


Un'altra ondata mostruosa colpì, altissima, il fianco dell'imbarcazione ubriaca, lasciandola nuda come un setaccio. Fu così che tra il rombo dell'acqua e le grida la barca si riempì d'acqua portando con sé la campana e i giovani ulesi.


Da quell'anno si ripete il miracolo: a mezzogiorno in punto si sentono i rintocchi della campana arrivare dal fondo del fiume, mentre nella chiesa la statua di Santu Antine leva per tre volte le braccia al cielo, quasi volesse fermare l'impeto de sa Mama 'e su 'Entu.

01 agosto 2015

Paola Angelotti
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